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ARTICOLO DAL GIORNALE " IL TIRRENO"

   Sos per i delfini di ghisa

Via per sempre dal lungomare: sostituiti con copie

ARDENZA Sulla balaustra del moletto

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LIVORNO. Lasciano per sempre il lungomare livornese i delfini in ghisa della balaustra sopra il moletto di Ardenza, a fianco della Baracchina rossa. Le opere, ormai danneggiate dal tempo, saranno presto smontate e trasferite nei magazzini comunali in attesa di una complessa opera di restauro.
Al loro posto, nell’immediato saranno installati dei parapetti provvisori in profilato di acciaio con un pannello che riporterà l’immagine di un gruppo di delfini. Quindi verrà realizzato un calco sugli originali per creare delle copie che torneranno sul lungomare. I vecchi delfini andranno invece a riposare in un museo.
«Finalmente siamo riusciti a far partire questo intervento», afferma soddisfatto l’assessore alla cultura Massimo Guantini nel corso della conferenza stampa nei locali della Baracchina Rossa. «Da anni riceviamo segnalazioni di livornesi che ci sollecitavano di salvare queste opere in ghisa che molti ritengono erroneamente realizzate da Tacca. In realtà sono state progettate dall’architetto Carlo Reishammer, autore insieme ad Alessandro Manetti della nuova cinta doganale Livorno nel 1841. I delfini risalgono, secondo Guantini e Maria Teresa Lazzerini della Sovrintendenza alle belle arti, al 1839».
«Furono fusi in quegli anni dalle Regie Imperiali fonderie leopoldine di Follonica - spiega l’assessore - Proprio nel museo del ferro e della ghisa di Follonica abbiamo trovato una coppia dei quattro modelli di delfini del gruppo della balaustra. Modelli ai quali faremo riferimento per realizzare le copie che nel futuro orneranno la balaustra di fronte al moletto».
I lavori partono con un primo lotto per un importo di 74mila e 600 euro: verrà messa in sicurezza la parte muraria dei delfini e le opere saranno trasferite nei magazzini comunali dove si procederà ad una elaborazione dei modelli. Il lato strada ed il lato mare della balaustra saranno recintati. Quindi verranno ripristinate le panchine e tutta la struttura in muratura.
«Contiamo di aprire il cantiere entro il mese di febbraio, - affermano Guantini e l’architetto del Comune Tommaso Tocchini - entro l’anno tutto sarà concluso».
La nuova fusione dei delfini ed il restauro di quelli originali fanno parte della seconda tranche di lavori che richiede un investimento di altri 75mila euro da finanziare col nuovo bilancio.
«Purtroppo non sarà possibile rimettere questi delfini al loro posto, - dice ancora l’assessore - la ghisa è ottima per essere lavorata ma molto fragile. Così, sia per preservare gli originali che per garantire la durata della balaustra, abbiamo deciso di realizzare delle copie». E Lazzerini conferma: «È impossibile conservarli in loco. E d’altronde dovevamo salvare queste opere. Sono veramente soddisfatta - conclude - di essere arrivata a far partire questo progetto».


Sono del Tacca o no? Enigma da risolvere

L’arch. Ciorli: Reishammer si ispirò agli originali del grande scultore



LIVORNO. «Non è escluso che tra quei delfini in ghisa ci siano quelli realizzati da Tacca e che furono sistemati nella balaustra sotto i Quattro Mori nel diciassettesimo secolo». Lo sostiene l’architetto storico Riccardo Ciorli dell’Archivio di Stato: «Di certo Carlo Reishammer si ispirò agli originali del grande scultore ma per avere certezze occorrerà un esame approfondito da parte di uno specialista».
I delfini in ghisa provengono in parte dalla Dogana d’acqua ed in parte dal Ponte Nuovo (a poca distanza dalle Cantine del Borgo Cappuccini). Le antiche stampe non riportano invece tracce della loro presenza nella vecchia Porta a Mare, nei pressi dell’ex Cantiere Navale Orlando.
Dalla Dogana sono stati tolti sul finire degli anni cinquanta quando la struttura, quasi completamente distrutta dalla guerra e che si trovava in via della Cinta Esterna, venne del tutto abbattuta. Gli altri gruppi, quelli sul Ponte Nuovo erano stati rimossi, insieme al monumento ai Quattro Mori per salvarli dalle incursioni degli aerei alleati nel 1942.
Le strutture in ghisa sono state conservate e dimenticate fino ai primi anni sessanta nei magazzini del Comune presso il Cisternino. Qui vengono notati da un funzionario dell’ufficio tecnico del Comune che propone di restaurarli e collocarli dove si trovavano sino ad oggi. Le opere del Tacca non dovrebbero certo essere tra quelle che ornavano uno degli archi della Dogana d’acqua, realizzata da Reishammer. Più facile tra quelle che si trovavano sul Ponte Nuovo dove, per motivi sconosciuti, erano state spostate in un periodo imprecisato, rispetto alla prima collocazione sotto ai Quattro Mori. Il fatto che presso le Fonderie di Follonica sia stato trovato solo uno dei quattro modelli di delfini potrebbe significare non tanto che gli altri siano stati perduti ma che siano stati realizzati altrove. Magari durante il Rinascimento quando ne sono state create altre analoghe, ricche di particolari simbolismi con pesci e delfini, come le fontane di piazza Colonnella e di piazza Santissima Annunziata di Firenze.
Attualmente è dunque impossibile notare differenze e scoprire se qualcuna di quelle opere sia del Tacca. «Né posso affermarlo io», conclude Ciorli: «Dico solo che il Tacca ne ha realizzati alcuni esemplari e che Reishhammer ha fatto delle copie. Che siano tra quelli che stanno per essere rimossi è da vedere. Importante è che siano messi in sicurezza».


 



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