Livorno arte


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la ciucia

TIZIANA SAVI

Ciao Tiziana il nostro incontro virtuale su facebook è stato importante per me, poiché avevo deciso di arricchire questo sito con un po' di storia di Livorno, e fra le mie ricerche ho trovato te con la tua disponibilità ad aiutarmi. Grazie!
(Ennia)


Parliamo di..." LA CIUCIA", ...personaggio storico di Livorno.
Tiziana Savi ha scritto di lei ed ha pubblicato il libro di cui vedete in questa pagina la copertina

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“ LA CIUCIA “



Livorno questa cara e vecchia città, con la sua gente dal cuore grande, spesso aspra ma generosa, impetuosa come il libeccio che corre nelle strade e irrompe nelle piazze, ha modellato a sua immagine e somiglianza l’anima e il carattere dei livornesi. Una città la cui storia è scritta anche in innumerevoli vicende più o meno note, gelosamente racchiuse dentro le sue mura e nei suoi rioni.
Una di queste vicende è quella di Bruna Barbieri, da tutti i livornesi conosciuta come “ la Ciucia “ nata nel Gennaio del 1911 e vissuta nel quartiere Venezia, sul Viale Caprera, al 17, un enorme fabbricato di cinque piani, popolato da splendide persone. Bruna scomparve misteriosamente nei giorni tempestosi e violenti della liberazione, pochi giorni prima della liberazione di Livorno, (Marzo 1944). Questa donna ormai mito, potrebbe essere paragonata ad una volontaria laica, una autentica benefattrice, interprete di una vita nella quale la solidarietà e la carità umana si sono concretizzate sempre nel sostegno dei più deboli, dei meno abbienti, dei giovani che in divisa venivano spediti nel crogiolo di una guerra per essere sacrificati alla smania di grandezza di chi deteneva il potere nel nostro paese: il fascismo e la monarchia.
Bruna, la storia vera di un’eroina non famosa, di un personaggio minore, da portare ad esempio per come mestamente , si possa fare moltissimo per i propri simili senza niente chiedere in cambio. La sua caparbietà e una illimitata costanza nel perseguire l’obiettivo di aiutare il prossimo, specialmente i bambini. gli anziani e i soldatini in tempo di guerra, quei “figli di mamma” lontani da casa, come era solita definirli, l’hanno resa un personaggio unico, da ricordare con affetto e grande rispetto.
Nella sua pur breve esistenza Bruna viveva in un continuo stato di agitazione, come se avvertisse che non avrebbe avuto molto tempo da dedicare agli altri. Aveva capito una cosa semplice ma importante, che se ognuno avesse voluto meno bene a se stesso e più agli altri, se fosse stato capace di accantonare l’egoismo e rendersi disponibile verso il prossimo, allora si potrebbe dare un significato diverso alla vita. Bruna era espressione di libertà, il suo sguardo, a volte velato di malinconia, era quasi sempre caratterizzato dalla lucentezza degli occhi, simili a quelli di una ragazzina, ma soprattutto, ella riusciva ad essere sempre se stessa in qualunque momento delle sue giornate, ribelle verso le ingiustizie e avverso coloro che magari non capivano come le sue richieste, spesso pressanti da sembrare importune e all’occorrenza ossessive, erano motivate dal portare avanti soltanto cause giuste, rivolte ai deboli agli sfortunati di cui lei si faceva continuamente carico .La Famiglia insieme alle autorità ha sempre cercato di rintracciarla senza alcun risultato,fino alla sentenza di morte presunta ,dichiarata dal tribuna di Livorno in data 25 giugno 1957..



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