Istanti di vita - Il carretto
Racconti e pagine di una città sempre viva da un diario che non c'è
di Ennia Demurtas

Il carretto

(un pò di vernacolo....)
(le varie scorrettezze del brano sono volute)

eangie@libero.it

Quel giorno partimmo da casa insieme a mamma per andare a trovare la zia Mafalda. La casa della zia non era lontana dalla nostra: noi stavamo in PiazzaXX Settembre e lei in via della Cappellina. Camminavamo vicine a mamma, mia sorella ed io: una da una parte e una dall’altra.

Com’erano buoni i profumi dell’aria di allora! La contettezza di camminare e di arrivare da zia che ci voleva un bene dell’anima. Si passò da Via Mentana dove è sempre stato un negozio di calzature; quelle vetrine grandi che ci facevano sognare nel guardare tutte quelle scarpe. Si potevano comprare solo a Pasqua e a Natale con il cambio di stagione e se il piede era cresciuto… altrimenti…. Niente; facevamo riparare quelle vecchie dal calzolaio.

Arrivammo in Piazza dei Mille e si sentiva l’odore dei frutti di mare, c’era una baracchina e li vendeva una signora bionda grossa e bruttina, ma con una figlia bella e con gli occhi blu; avevo sentito dire da mamma che "il su’ marito gli faceva le’orna e che era più bello di lei".

Passammo poi da Via Terrazzini, e lì c’era la carbonaia che vendeva il carretto di pine. Mamma fece la sua a passare di lì: volemmo di prepotenza il carretto, era fatto da un bastone di legno e da un lato c’erano le pine inchiodate che potevano girare a mo’ di ruote. Così tutte’ontente continuammo a camminare e tranando il carretto sempre una di‘ui e una di là.

S’arrivò in Via Garibaldi, e ci piaceva passà dalla vortina così caratteristica e protettiva. Gli stabili antichi d’una volta la storia che resta, ma che lascia ricordi nostalgici. Dopo la vortina, c’era il cenciaio che vendeva l’insalata in salamoia; quando si passava dalla su’" botteghina c’era tanfo di cenci vecchi e d’acciughe per la salamoia."

Finalmente s’arrivò da zia che "ci sbaciucchiò tutt’e due "e salutando mamma disse: L’hai‘omprato le pine? Così cominciò la cuccagna. S’andò subito in cortile a fare il "foo per brucià le pine". Zia cominciò a brontolà mentre noi ci divertivamo. Si sentiva l’odore forte delle pine bruciate.

L’uscio che dava sul cortile era di legno tinto di celeste e c’era un bel paletto di ferro che la zia chiudeva la sera quando andava a letto. Lei era grossa anzi grassa, si muoveva male dato il suo peso. Viveva da sola ed era felice quando andavamo a trovarla. Questo episodio è rimasto vivo nella mia mente, perfino gli odori delle strade, della zia e della sua casa.

 

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