LA FILOSOFIA DI ALBERTO BARLI

 

EDIPO IN HEGEL (Conferenza 2007)

Innanzitutto, un chiarimento sul titolo della conferenza. "Edipo in Hegel" non significa indagare sul complesso edipico di Hegel, né su eventuali risvolti edipici della sua filosofia. Non è mia intenzione psicanalizzare Hegel; l'Edipo, per quanto mi riguarda, resta una questione freudiana. Mi propongo invece di confrontare Hegel e Freud, per fare emergere, se è possibile, al di là delle differenze profonde, anche delle affinità. In particolare, voglio soffermarmi su due celebri luoghi teorici: la hegeliana relazione servo-padrone, descritta nella Fenomenologia dello spirito, e il complesso edipico di Freud, per l' individuazione di strutture comuni. In altre parole, cercherò di leggere Hegel attraverso Freud, e Freud attraverso Hegel.

HEGEL, LA DIALETTICA

Non si può presentare la filosofia di Hegel senza parlare della dialettica. Essa si può definire come un processo che si sviluppa mediante contraddizioni. La dialettica hegeliana presuppone che la realtà sia totalità. "Il vero è l'intiero", egli scrive nella Prefazione della Fenomenologia dello spirito. Ogni singola determinazione, isolata dalla totalità, è priva di senso; e il movimento che ne svela la parzialità, forzandola e articolando così la vita del tutto, è appunto la dialettica. E dunque essa non è solamente formale, come per i filosofi precedenti - si pensi ad esempio a Kant - poiché le contraddizioni sono interne alla realtà. "Ogni finito ha questo di proprio, che sopprime sé medesimo", scrive nell'Enciclopedia.
Il finito è abitato da una tensione, che lo porta a negarsi. La dialettica non è dunque un metodo, un'astuzia del filosofo, ma la presentazione dello stesso mondo naturale e umano effettuata dal discorso filosofico che non riflette sul reale, collocandosi fuori di esso, ma si abbandona "alla vita dell'oggetto". Ciò comporta un altro importante presupposto: che la realtà sia razionale, che sia accessibile al discorso e al pensiero. L'impegno del filosofo è comprendere razionalmente questa realtà, sollevarla alla razionalità del concetto.

Nell' Enciclopedia delle scienze filosofiche, Hegel ha descritto il movimento dialettico nei seguenti termini: "La logicità, considerata secondo la forma, ha tre aspetti: ) l'astratto o intellettuale; ) il dialettico, o negativo razionale; ) lo speculativo, o positivo-razionale". La "logicità", ossia lo stesso movimento concettuale che riflette il movimento della realtà, ha tre aspetti, tre lati (nel testo tedesco: Seiten, lati appunto). Il primo consiste nel pensiero irrigidito in una qualunque determinazione astratta; è la posizione propria dell'intelletto. Nel secondo, la ragione, che opera diversamente dall'intelletto, porta al limite le determinazioni finite e, mettendole in contraddizione fra di loro, le costringe alla morte. Il terzo aspetto consiste nella sintesi degli opposti, nell'unità che include anche le differenze; esso comprende la ricchezza di tutto il processo, che ha tolto le contraddizioni, conservandole ed elevandole ad un piano più alto. Togliere, conservare ed elevare sono i significati del sostantivo die Aufhebung e del verbo aufheben, dei termini tecnici, cioè, con cui Hegel indica tale movimento.

Se la dialettica è il motore della realtà, il negativo, l'opposizione è il motore della dialettica. Nella Prefazione alla Fenomenologia dello spirito, Hegel sottolinea quella "potenza del negativo" che, in ultima analisi, si identifica con la stessa vita dello spirito, in quanto rende fluidi i "pensieri solidificati", mediante la distruzione, la morte. Dice Hegel a proposito della morte:

"La morte, se così vogliamo chiamare quella irrealtà, è la più terribile cosa; e tener fermo il mortuum, questo è ciò a cui si richiede la massima forza. La bellezza senza forza odia l'intelletto, perchè questo le attribuisce dei compiti ch' essa non è in grado di assolvere. Ma non quella vita che inorridisce dinanzi alla morte, schiva della distruzione; anzi quella che sopporta la morte e in essa si mantiene, è la vita dello spirito".

A differenza dell'animale, per il quale la morte è una negazione esteriore, lo spirito umano interiorizza la morte, la porta dentro di sé, dandole un senso positivo. La Fenomenologia è una riflessione su questa morte che, lungi dall'essere meramente negativa, è un momento necessario per la coscienza, con cui essa si eleva a una forma nuova.
Come è pervenuto Hegel alla dialettica? Il punto di riferimento immediato è senz'altro l'idealismo post-kantiano, che ha elaborato la concezione dell'assoluto come storia, e in particolare la filosofia di Fichte, che concepisce la realtà come tensione di opposti, di Io e Non-io. Un ruolo decisivo giocano anche le riflessioni sulle vicende del popolo ebraico negli Scritti teologici giovanili. Infine, lo schema dialettico viene compiutamente elaborato nella Fenomenologia dello spirito, l'opera in cui Hegel descrive l'itinerario della coscienza che per tappe successive si eleva al sapere assoluto.

LA RELAZIONE SERVO-PADRONE

Anche l'idea di un simile itinerario è stata suggerita a Hegel dalla filosofia idealistica, ma altrettanto importante mi sembra sia stata l'influenza del Bildungsroman (romanzo di formazione) dell'epoca. In questo tipo di romanzo egli trova il modello di una coscienza naturale che si eleva al piano della cultura attraverso esperienze formative. Due tipici romanzi di questo genere sono il Wilhelm Meisters di Goethe e lo Heinrich von Ofterdingen di Novalis: in entrambi il protagonista, attraverso una serie di esperienze, si allontana dalle convinzioni iniziali per giungere alla maturità. Così Guglielmo abbandona la sua iniziale vocazione teatrale e si integra nella società borghese; viceversa, Enrico scopre per gradi che il mondo poetico è la sola verità assoluta. Per entrambi, nonostante i diversi esiti, le posizioni iniziali, che consideravano vere, si rivelano illusioni. Allo stesso modo, nella Fenomenologia, la coscienza progredisce per gradi dalla particolare individualità e immediatezza, fino all'universalità dello spirito assoluto.

Precisiamo alcuni punti essenziali della Fenomenologia dello spirito:

a) L'esperienza; è un concetto ampio, non declinabile solo in termini filosofici; le esperienze di cui si parla nella Fenomenologia sono di ogni tipo, anche pratiche.
b) La negatività; come nel Bildungsroman, sono esperienze profondamente segnate dalla negatività. All'inizio la coscienza possiede delle convinzioni che per lei hanno un valore, ma poi successivamente le perde; ciò che era considerata una verità diviene illusione. Ma ogni negazione è una negazione determinata, che porta ad un'altra verità, genera un nuovo contenuto.
c) La teleologia; i diversi momenti dell'itinerario fenomenologico sono presenti alla coscienza sin dall'inizio, occorre che se ne appropri con un'operazione che ricorda la reminiscenza platonica. E' immanente alla coscienza una diseguaglianza, che è l'anima del processo: il sapere della coscienza è certezza soggettiva (Gewissheit), che si oppone a una verità oggettiva (Warheit); il tentativo di elevare la certezza a verità determina il trascendersi della coscienza. In un processo teleologico, il senso procede dalla fine verso l'inizio, poiché il momento finale legittima l'unità e il senso dell'intero processo, predeterminando tutte i momenti precedenti. Ciò significa che ogni figura riceve la sua verità da quella che segue; così la coscienza rinvia all'autocoscienza, questa alla coscienza infelice, quindi alla ragione e così via, nel movimento circolare dello spirito che tutte le comprende.
d) La Bildung; infine, il percorso descritto da Hegel riguarda non solo la coscienza singola, individuale, ma anche l'umanità, la cui storia è esperita dalla coscienza in modo abbreviato. In tal modo la coscienza si innalza all'io umano, allo Spirito; divenendo progressivamente consapevole dell'esperienza della specie, si eleva al piano della cultura (Bildung).

Nell'ambito di questo processo, la relazione servo-padrone comprende una traiettoria che dalla Begierde (desiderio) porta all' Anerkennung (riconoscimento). All'inizio l'autocoscienza è descritta come abitata da un desiderio che, dopo aver cercato inutilmente di appagarsi nella cosa - il cui consumo non fa che riprodurre il desiderio - si rivolge all'Altro. Dice Hegel: "L'autocoscienza raggiunge il suo appagamento solo in un'altra autocoscienza".
Il desiderio pone l'autocoscienza in una situazione intersoggettiva, la apre verso gli altri; non si tratta dunque di un desiderio puramente animale, biologicamente determinato. Secondo il vocabolario freudiano, potremmo dire che si tratta di una pulsione (Trieb), e non di un'istinto (Instinkt); la prima, a differenza del secondo, ha un carattere psichico. A. Kojève parla a questo proposito di un desiderio di un desiderio; infatti il desiderio dell'Altro è sempre tale; noi desideriamo che l'Altro ci"consideri come un valore, vale a dire ci metta al posto del suo desiderio. In termini hegeliani, desideriamo essere riconosciuti dall'Altro. Desi›erando di essere riconosciuta dall'altra, ogni autocoscienza ricerca in realtà la propria -ffermazione, vuole che venga riconociuto il proprio prestigio, la propria dignità umana. Hegel ci ha mostrato come tale dinamica non si svolga in forma pacifica, ma passi attraverso una lotta cçe comporta il rischio della vita. Per Hegel,¥come per Freud, il desiderio è correlato al conflitto. Egli scrive:

"La relazione di ambedue le autocoscienze è dunque così costituita ch'esse danno prova reciproca di se stesse attraverso la lotta per la vita e per la morte. - Esse debbono affrontare questa lotta, perché debbono, nell'altro e in se stesse, elevare a verità la certezza loro di esser per sé."

Elevare la certezza (soggettiva) a verità (oggettiva) e della natura trasformato dal lavoro.
(Nella visione marxiana, il servo è il proletario che spezza non solo le proprie catene, ma quelle dell'intera società).
Oltre al lavoro, all'emancipazione del servo concorre anche un altro elemento, l'angoscia della morte. Di essa le autocoscienze hanno fatto esperienza nel momento della lotta, di fronte ad essa la coscienza del servo ha tremato. Ma la morte ha fluidificato la vita del servo, l'ha staccata da quello sfondo naturale e animale che la caratterizzava, rendendolo disponibile al cambiamento.

Ricapitoliamo brevemente i momenti del processo, i cui punti fondamentali possono essere individuati nelle figure del desiderio, della lotta, dell'angoscia e del lavoro. Si può dire che ciascuna figura sia una articolazione della negativitàquantocaratterizzata dalla negazione del dato, immediato, naturale, animale. Ma si tratta di una negazione che è insieme distruzione e creazione; staccandosi da un mondo naturale e animale, l'autocoscienza perviene ad un mondo storico e umano.


FREUD E LA FILOSOFIA

A prima vista Freud e Hegel non potrebbero essere più distanti; il rifiuto del primo di qualsiasi concezione panlogistica non potrebbe essere più radicale, al punto di giungere a diffidare di qualsiasi speculazione filosofica. Spesso la filosofia è respinta addirittura in blocco, in quanto Weltanschauung, ossia visione del mondo totalizzante e globale, assai più vicina alla religione che ad una disciplina scientifica. In Inibizione, sintomo e angoscia, egli scrive:

"In generale io non sono per la fabbricazione di concezioni del mondo. Si lasci pur questo ai filosofi, i quali dichiarano di non credere che si possa intraprendere il viaggio della vita senza un simile Baedeker, che dà informazioni su tutto. Accogliamo umilmente la commiserazione con la quale i filosofi, dall'alto delle loro superiori esigenze, guardano in basso verso di noi. Dato però che neppur noi possiamo sconfessare il nostro orgoglio narcisistico, osserveremo a nostra consolazione che tutte queste 'guide di vita' invecchiano presto, che il nostro piccolo lavoro, per quanto miope e limitato, è ciò che rende necessari i loro ammodernamenti, e che tutti questi "Baedeker", anche i più moderni, altro non sono che tentativi di rimpiazzare il vecchio catechismo, così confortante nella sua completezza."

Nel medesimo testo, il filosofo è assimilato a quel viandante che, cantando nell'oscurità, "rinnega la propria apprensione, ma non per questo vede più chiaro".
D'altra parte, la formazione culturale di Freud avviene nell'ambito del positivismo; le sue idee sono in gran parte attinte e assimilate dai circoli scientifici del suo tempo. Fra questi, la scuola di fisiologia che fa capo a H. von Helmholtz , E. Du Bois-Reymond, E. W. von Brücke e C. Ludwig, fondatori della "Società fisica berlinese", è certamente il più importante.
La scuola fisiologica ha un indirizzo fisicalista, poichè persegue un ideale scientifico di misurabilità matematica dei fenomeni fisiologici, e basa le sue ipotesi su concetti tratti dalla fisica, come il principio di conservazione dell'energia, formulato da R. Mayer e divulgato da Helmholtz. Un basilare presupposto filosofico di questa scuola è la tesi agnostica di origine kantiana, la quale ammette che la scienza sia rigorosamente fondata su limiti definiti: ne deriva che l'inconoscibilità dei principi di base di una scienza è garanzia di scientificità. Un presupposto che contraddice radicalmente la tesi hegeliana della perfetta corrispondenza fra logos e realtà e della trasparenza di quest'ultima.
C'è un'altra profonda differenza tra la filosofia hegeliana e la psicoanalisi: mentre la prima, come si è visto, ha un carattere teleologico, la seconda è regressiva. Tale aspetto è inscritto nella genesi stessa di questa scienza; essa infatti si è sviluppata a partire dall'analisi del sogno, concepito come desiderio arcaico e infantile, radicato nel profondo della psiche. Il sogno ci svela il funzionamento dell'apparato psichico nella sua modalità più primitiva, contrassegnata dal processo primario e dal principio del piacere. (In base al quale il sistema tende alla scarica immediata dell'energia, per cui il soddisfacimento di un bisogno, che ibrio del istema, avviene in modo allucinatorio). Il sistema secondario, si ideativi superiori contraddistinti dal pensiero logico non sono dati sin dall'inizio, ma si sviluppano gradualmente. A causa di questa comparsa tardiva, il nucleo della nostra psiche rimane in balia della terribile attrazione del processo primario. Ne deriva una concezione della vita psichica sospesa sull'abisso del passato; di qui la regressività, nel senso che l'origine spiega e condiziona l'intero sviluppo. E' nel bambino la verità dell'uomo: il significato, contrariamente a Hegel, procede sempre da figure anteriori.


L'EDIPO

Fra Hegel e Freud non mancano le affinità: essi hanno in comune la dialettica. Va subito chiarito, però, che per Freud non si può parlare di strutture dialettiche vere e proprie, mancando i presupposti filosofici correlati (la realtà come totalità e razionalità, ad esempio). C'è nel freudismo una dialetticità di fondo; i concetti di base della psicoanalisi sono dinamici. Basti pensare alla complessità della psiche, di cui essa evidenzia le numerose istanze, spesso in conflitto fra loro; le due topiche, elaborate per risolvere tale complessità, possono essere interpretate come dialettiche di sistemi.
Anche la teoria delle pulsioni, che Freud, nel corso della sua elaborazione teorica, ha modificato più volte, mantiene sempre una polarità. All'inizio egli ha parlato di pulsioni dell' Io o di autoconservazione, legate ai bisogni organici, e il cui prototipo è la fame, a cui si contrappongono le pulsioni sessuali, o libido. Con la scoperta del narcisismo, viene introdotta una nuova opposizione, interna alla libido, fra due orientamenti, quello narcisistico e quello oggettuale (nel primo caso la libido è rivolta verso il soggetto, nel secondo all'esterno, verso un oggetto). Vi è infine l'ultimo periodo, che vede contrapposti Eros e Thanatos, ossia la pulsione sessuale, o di vita, e la pulsione di morte (Todestrieb).
Occorre sottolineare che la pulsione non è un istinto, ma ha una valenza psichica. Mentre l'istinto è qualcosa di fisso e di rigido, la pulsione è plastica, può essere soddisfatta da comportamenti diversi, essere sublimata, rimossa. Queste caratteristiche sono proprie della libido, mentre la fame è più simile ad un istinto. Si potrebbe dire che tra la pulsione e l'istinto corre la stessa differenza che esiste tra l'amore e la fame. La fame ha il suo oggetto in una cosa, l'amore in un altro desiderio; per questo le vicende della libido sono le vicende dello sdoppiamento dell'autocoscienza.
Lo vediamo in particolare nella relazione edipica, che presenta una straordinaria analogia di struttura con la relazione hegeliana del servo-padrone: in entrambe è rappresentato il passaggio dall'animalità alla cultura, in una traiettoria molto simile a quella dell'autocoscienza. Anche in questo caso, infatti, giocano un ruolo determinante le figure del desiderio, della lotta, dell'angoscia e del lavoro.
Entrambe, inoltre, sono vicende che riguardano nel contempo la vita dell'individuo e quella dell'umanità.
Anche se occorre precisare che, diversamente dalla relazione servo-padrone, il conflitto edipico non è governato da alcun logos, bensì è una concezione che nasce dall'autoanalisi di Freud e trova conferma nella pratica clinica. In sintesi, l' Edipo freudiano consiste in quelle dinamiche inconsce che caratterizzano la situazione del bambino e della bambina nei rapporti con i genitori. Esso è, per Freud, un momento fondamentale nella vita dell'individuo, ne marca profondamente la personalità e la vita di relazione; in quanto "complesso nucleare delle nevrosi", fa addirittura da spartiacque tra il normale e il patologico. Nel Caso clinico del piccolo Hans, ossia in una situazione patogena, Freud coglie l' importanza di questo conflitto, che da allora è diventato uno dei fondamenti della teoria psicoanalitica.

"Hans è veramente un piccolo Edipo, che vorrebbe togliere di mezzo, sopprimere il padre per essere solo con la bella madre, per dormire con lei".

Il piccolo Hans non riesce a padroneggiare i suoi impulsi amorosi verso la madre, nè l'ostilità per il padre, visto come l'ostacolo che si frappone al suo desiderio. Il padre, amato-odiato in un conflitto d'ambivalenza, è anche temuto perché il bambino sviluppa la fantasia di essere evirato da lui. Freud parla al proposito del complesso di castrazione (Kastrationskomplex), che impone al bambino di rinunciare al desiderio della madre, e di identificarsi con il padre. Il bambino si comporta quindi come il servo, che, per conservare la vita, si ritrae dalla lotta e si sottomette al signore, riconoscendo la sua superiorità, avendo in lui un polo di riferimento e di confronto. La paura di Hans di essere morso dal cavallo è un sintomo derivato da queste dinamiche.
Come nella relazione servo-padrone, il desiderio si scontra con l'Altro, e, mediato dal conflitto e dalla lotta, accede al piano della Bildung.
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Anche in questo caso, oltre ai momenti del desiderio, della lotta e dell'angoscia, si rivela determinante il lavoro. Infatti, come per il servo, la dipendenza del bambino viene risolta mediante la disciplina degli istinti. La sottomissione-riconoscimento, nell'analisi freudiana, passa per l'identificazione - movimento che ricorda da vicino lo sdoppiamento dell'autocoscienza - che consiste nell'interiorizzazione della figura paterna. Il lavoro dell' identificazione trasforma il bambino mediante l'introiezione del divieto e dei valori culturali ed etici. Così egli edifica dentro di sé una nuova struttura psichica.
L'identificazione che risolve la crisi edipica genera infatti il Super-io. Ecco quanto scrive Freud nel Tramonto del complesso edipico:

"Gli investimenti oggettuali vengono abbandonati e sostituiti dall'identificazione. L'autorità paterna o parentale introiettata nell' Io vi costituisce il nucleo del Super-io, il quale assume dal padre la severità, perpetuando il suo divieto dell'incesto, e garantendo così l' Io contro il ritorno di investimenti oggettuali libidici".

Il Super-io rappresenta, per Freud, il nostro rapporto con i genitori, e tramite essi, con i valori sociali ed etici dell'ambiente culturale. "Da bambini piccoli abbiamo riconosciuto, ammirato e temuto questi esseri superiori, e più tardi li abbiamo assunti dentro di noi". L'acquisizione di questi valori da parte del bambino non è solo il frutto dell'educazione, ma è soprattutto il risultato della risoluzione dell'Edipo e della formazione del Super-io, o Ideale dell'Io.

"L'ideale dell' Io, per le vicende che hanno condotto alla sua formazione, si riallaccia sotto molteplci aspetti alle acquisizioni filogenetiche, e cioè all'eredità arcaica dell'individuo singolo. Ciò che è appartenuto alla dimensione più profonda della vita psichica individuale, si trasforma, mediante la formazione dell'ideale, in quelli che noi riteniamo i valori più alti dello spirito umano".

Attraverso la rinuncia ai suoi desideri sessuali ed ostili, il bambino fa il suo ingresso nella cultura.

 

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